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LO STRETTO DI HORMUZ SI TRASFORMERA’ NELLA PROSSIMA PEARL HARBOR ?

mercoledì, gennaio 4, 2012

 

Agli Stati Uniti piace rompere le palle al resto del mondo. E’ successo col Golfo del Tonkino, con Pearl Harbor, con il 9/11, con le armi di distruzione di massa inestitenti in Iraq; una scusa (perché la Costituzione lo esplica bene questo punto, infatti gli USA non possono dichiarare guerra “apertamente”) per attaccare qualche povero cristo sul globo e fare affari con le risorse che possiedono. Pensate all’Afghanistan. Ma stavolta qualcuno forse metterà i bastoni tra le ruote allo zio Sam; infatti, Russia e Cina non sono per niente d’accordo col casino che Stati Uniti ed Europa vorrebbero fomentare con l’Iran. Il “riscaldamento degli animi” sulla faccenda Stretto di Hormuz pare per il momento solo un “test” degli Stati Uniti, una sorta di tiro alla corda sugli equilibrii globali; “sondare il terreno” per vedere fin dove si possano spingere. Oltre a stuzzicare l’Iran, lo zio Sam pare seriamente intenzionato anche a testare le reazioni di Cina e Russia.
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di Robert Wenzel

Molti storici revisionisti ritengono che gli Stati Uniti abbiano spinto il Giappone ad attaccare Pearl Harbor.

Lo storico Percy Greaves credeva che l’attacco del 7 Dicembre 1941 non fosse né inatteso né immotivato. Come sua moglie, Betina Bien Greaves spiegò:

[Greaves] fu il consigliere principale per la minoranza Repubblicana alla Joint Congressional Committee che indagò su Pearl Harbor dal 1945 al 1946. Partecipò a tutte le sue audizioni, intervistò molti ufficiali dell’Esercito, della Marina, e funzionari a Washington coinvolti nell’attacco e nelle indagini. Studiò i documenti diplomatici, i rapporti studiati e conti della manifestazione pubblicate durante gli anni che seguirono. Ha studiato i documenti diplomatici, i rapporti ed i resoconti dell’evento pubblicati durante gli anni che seguirono. Questo libro [Pearl Harbor: The Seeds and Fruits of Infamy] non tratta l’attacco. Tratta di eventi mai presentati prima sul pre e post-attacco attacco, dal punto di vista di Washington. Senza insulti, insinuazioni, o calunnie, Greaves si limita a presentare i fatti pertinenti, rilevanti e significativi che hanno portato i Giapponesi ad attaccare e l’amministrazione politica a voler insabbiare il proprio coinvolgimento.

Burton Folsom Jr e Anita Folsom scrivono nel loro nuovo libro, FDR Goes to War:

Roosevelt [...] impiegò la subdola strategia di ostacolare tutte le esportazioni di petrolio verso il Giappone con l’aggiunta di strati di lungaggini burocratiche e col congelamento degli asset finanziari del Giappone in quello che è stato definito “un embargo silenzioso” [...] L’effetto, alla fine del 1941, era una goccia di petrolio che effettivamente andava in Giappone dagli Stati Uniti.

Morale della storia, gli Stati Uniti spinsero il Giappone in un angolo. Fu molto poco saggio da parte dei Giapponesi attaccare Pearl Harbor, ma l’irritazione che causò l’attacco può essere vista chiaramente.

Che cosa ha a che fare con l’Iran? Bè, abbiamo già congelato alcuni dei loro asset. Il 29 Giugno 2011, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato la designazione della polizia nazionale Iraniana come supporto al regime Siriano. Il capo ed il vice-capo della polizia nazionale Iraniana è stato anche sanzionato. Come risultato dell’azione, agli Statunitensi è generalmente vietato di impegnarsi in transazioni con i designati e tutti gli asset che possono essere soggetti alla giurisdizione degli Stati Uniti sono congelati.

Il 20 Dicembre 2011 il Tesoro Americano ha annunciato la designazione di 10 compagnie di spedizioni e altre società e un’altra con base a Malta, affiliate all’Islamic Republic of Iran Shipping Lines (IRISL), come entità che incorreranno in sanzioni internazionali per la partecipazione “agli sforzi dell’Iran per promuovere i suoi programmi missilistici ed i suoi trasporti di carichi militari.”

“Mentre l’IRISL e le sue controllate proseguiranno i loro sforzi ingannevoli per sfuggire alla stretta delle sanzioni Statunitensi e quelle internazionali, continueremo ad agire — come facciamo oggi — per esporre la società di copertura, gli agenti ed i manager che lavorano con l’IRISL e lavoreremo per fermare questa business illegale”, ha detto il Sottosegretario al Terrorismo e all’Intelligence Finanziaria David S. Cohen.

Il 1 Dicembre 2011 Cohen ha riferito alla Commissione del Senato sui Rapporti Esteri:

Le sanzioni sempre più potenti e distruttive del Dipartimento del Tesoro sono incorporate nella duplice strategia che gli Stati Uniti ed i nostri alleati stanno perseguendo per affrontare il fallimento continuo dell’Iran di rispettare i suoi obblighi internazionali in merito al suo programma nucleare.Come il Sottosegretario Sherman descrive nella sua testimonianza, l’Amministrazione Obama ha fornito all’Iran una vera opportunità per il dialogo, creando una chiara scelta per Teheran. La leadership Iraniana può anche decidere di soddisfare i suoi obblighi internazionali, permettendo all’Iran di approfondire la sua integrazione economica e politica con il mondo e far raggiungere una maggiore sicurezza e prosperità al popolo Iraniano. Oppure, Teheran può continuare a violare le proprie responsabilità ed affrontare una pressione ancora maggiore e fino all’isolamento [...]

La nostra ampia strategia di pressione mira a persuadere l’Iran a cambiare il suo corso ed a chiarire all’Iran le conseguenze del suo continuo comportamento intransigente. Tra gli elementi più importanti di questa strategia ci sono misure finanziarie volte a smantellare l’attività illegale in Iran ed a proteggere il sistema finanziario internazionale dagli abusi Iraniani. Abbiamo concentrato i nostri sforzi nell’esporre le attività illecite ed ingannevoli delle entità Iraniane, un approccio che ha raccolto sostegno tra i governi stranieri e li ha portati a intraprendere azioni simili, migliorando sensibilmente l’impatto delle nostre azioni. Poiché queste azioni hanno evidenziato il carattere pervasivo della condotta illecita ed ingannevole dell’Iran ed i rischi di reputazione associati alle imprese dell’Iran, il settore privato di tutto il mondo ne ha preso atto ed ha spesso adottato misure volontarie oltre i suoi obblighi strettamente giuridici, amplificando ulteriormente le azioni governative.

Allora, qual è il problema? Gli Stati Uniti sono in procinto di alzare la posta ed isolare finanziariamente l’Iran. Sto parlando degli Stati Uniti che tagliano l’accesso dell’Iran ai proventi petroliferi in modo significativo.

Il Congresso degli Stati Uniti ha appena approvato una legge che il Presidente Obama sembra pronto a firmare la quale, se pienamente attuata, potrebbe ridurre sostanzialmente i proventi petroliferi dell’Iran.

In altre parole, gli Stati Uniti stanno spingendo l’Iran in un angolo. Il disegno di legge potrebbe imporre sanzioni alle aziende straniere che fanno affari con la banca centrale dell’Iran. Poiché quelli che importano petrolio Iraniano usano la banca centrale Iraniana per le transazioni, si taglierebbe probabilmente questo metodo dell’Iran di vendere petrolio.

L’Iran sta reagendo come ci si aspetterebbe che la maggior parte dei governi alle strette reagirebbe. Il primo vice-presidente dell’Iran Mohammad Reza Rahimid ha detto che l’Iran potrebbe chiudere le vie di navigazione critiche attraverso lo Stretto di Hormuz nel Golfo, se le sanzioni estere vengono imposte sulle sue esportazioni di petrolio.

Lo Stretto di Hormuz è molto importante. Circa il 33% delle spedizioni di trasporto marittimo di idrocarburi (il 17% del petrolio mondiale) passa attraverso lo Stretto di Hormuz. Un Stretto bloccato costringerebbe le navi cisterna ad intraprendere rotte più lunghe e più costose, che sicuramente farebbero aumentare i prezzi del petrolio.

Il pensiero è sempre stato che l’Iran non chiuderebbe lo Stretto di Hormuz, perché lo usa per le sue esportazioni di petrolio. Infatti, in un EPJ Daily Alert del mese di Novembre 2010, ho riportato:

Questo pomeriggio ho partecipato ad una riunione in cui l’oratore era il Capitano Jeffrey Kline. Kline è Program Director dei Maritime Defense and Security Research Programs alla Naval Postgraduate School. È Professore a Contratto presso la Naval War College dove insegna, “Joint Analysis for the Warfare Commander” [...] Kline [...] ha sottolineato che potrebbe non essere nell’interesse dell’Iran chiudere lo Stretto in quanto le navi dell’Iran trasportano attraverso di esso il petrolio.

Ma, se gli Stati Uniti rendono impossibile all’Iran la vendita del proprio petrolio, allora un fattore chiave che impedirebbe all’Iran di bloccare lo stretto sarebbe rimosso.

L’Iran ha la capacità di bloccare lo Stretto di Hormuz? Ho anche fatto questa domanda al Capitano Kline. Ecco come l’ho riportato nell’EPJ Daily Alert:

Pensavo che avrei dovuto chiedere a Kline, che ha delle idee dannatamente giuste, se lo Stretto potesse essere chiuso dall’Iran. La sua risposta era quello che era. Quando gli ho chiesto quanto tempo ci sarebbe voluto all’Iran, ha detto 3 o 4 giorni per posizionare le navi ed i cacciamine. Ha detto che il blocco potrebbe alla fine essere rotto, ma dipenderebbe dalla cooperazione internazionale e che ci vorrebbe “un pò di tempo”. Ha detto che l’Iran ha missili a terra puntati sullo stretto che avrebbe dovuto essere tolti, e che l’Iran ha altre apparecchiature sofisticate nella zona tra cui droni che potrebbero ascoltare le comunicazioni delle navi. Ha detto anche che le cacciamine possono essere “molto fastidiosi”.

Secondo AP:

La marina [Iraniana] è nel bel mezzo di un’esercitazione di 10 giorni in acque internazionali in prossimità del percorso strategico del petrolio. Le esercitazioni sono iniziate Sabato e coinvolgono sottomarini, torpedinieri, lanciasiluri e droni. I giochi di guerra coprono un tratto di mare di 1,250 miglia (2,000 chilometri) al largo dello Stretto di Hormuz, parti settentrionali dell’Oceano Indiano ed il Golfo di Aden vicino all’entrata del Mar Rosso come una dimostrazione di forza e potrebbe portare le navi Iraniane in vicinanza della marina degli Stati Uniti nella zona.

Stranamente, gli Stati Uniti hanno avvertito l’Iran che non tollereranno alcuna interruzione del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz, poiché è come rubare portafogli e dire al rapinato di stare zitto e farsene una ragione.

Potrebbe non aver avuto alcun senso strategico per il Giappone attaccare Pearl Harbor, ma a volte se si spinge e si spinge, si ottiene una reazione. Gli Stati Uniti ottennero una reazione dal Giappone. Fu Pearl Harbor. La legge che il Presidente Obama sta per firmare è uno sputo in faccia all’Iran, se viene utilizzata per arrestare le capacità dell’Iran di vendere petrolio. Potrebbe scatenare una reazione dell’Iran: il blocco dello Stretto di Hormuz.

Questo è un gioco che ha una posta in gioco molto alta. Nessuno sa come andrà a finire. I governi sono di solito gestiti da pazzi, e sono questi pazzi che decideranno quale sarà la prossima mossa.

[*] traduzione di Johnny Cloaca

Fonte: http://newapocalypse.altervista.org/blog/2012/01/02/lo-stretto-di-hormuz-si-trasformera-nella-prossima-pearl-harbor/

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